16 giugno Ore 08:03

“ECCO IL PIANO PER VINCERE”

89192e64-40ec-40cd-87cd-855232b14583..jpg Pietro Laffranco (PdL): “Progetti concreti e gente Motivata e competente per strappare l’Umbria alla sinistra”

PERUGIA. Sostenere il governo ed aiutarlo a varare quei provvedimenti di cui il Paese ha bisogno. Evitare polemiche inutili e strumentali. Adattarsi con pragmatismo ad un partito che "...non è padronale, ma un po' anarchico-monarchico". Sfruttare l'occasione della crisi storica del centrosinistra umbro, coagulando intorno ai progetti le forze che credono nel cambiamento. Pietro Laffranco, deputato riconfermato del PdL, vive la strana fase della politica italiana nella convinzione "...che non possiamo più sbagliare, altrimenti ci cacciano via con i forconi".

Fa di necessità virtù. Certo, per un uomo di destra, ex An, non deve essere facile governare insieme al Pd: "Non sono tifoso di questa strana maggioranza - dice - ma ad oggi sembra l'unica via d'uscita per il Paese. Nessuna coalizione, del resto, da sola è in grado di affrontare l'attuale situazione. Se ne erano accorti tutti dopo i risultati elettorali, tranne Bersani che ha fatto solo perdere tempo. Quanto durerà il governo? Personalmente mi auguro parecchio, perché significherebbe che è in grado di trovare le soluzioni ai gravi problemi del Paese. In caso contrario le alternative sono il ritorno alle elezioni o lo spostamento dell'asse della maggioranza verso sinistra...". Ipotesi da evitare. Laffranco è fiducioso: "Qualche risultato si comincia a vedere, ma bisognerà aspettare ancora". Lui precisa di non volersi iscrivere tra i filogovernativi, né tra gli anti: "Dobbiamo essere poco faziosi e molto oggettivi. Per quanto mi riguarda l'unico discrimine è rappresentato dai risultati del governo. Certo, su alcuni aspetti sostanziali siamo pronti anche a fare la guerra come sull'Imu, sulla sterilizzazione dell'aumento dell'Iva, sulla cassa integrazione e sulla decontribuzione e defiscalizzazione del lavoro giovanile".

Salta a piè pari il Movimento 5 Stelle ("Grillo sembra un fenomeno sostanzialmente già passato"), boccia la fusione a freddo dalla quale è nato il Pd ("Culture politiche diverse che faticano a stare insieme"), ma ammette anche che il PdL sta in piedi grazie a Berlusconi: "Quanta voglia ancora avrà di combattere?".

E dopo il Cavaliere? L'Italia è stata sempre moderata, il centrodestra perde soltanto quando commette errori in proprio e futuri leader non mancano: "Giovani capaci e preparati li abbiamo". I nomi? Ne tira fuori quattro: "Alfano, Fitto, Gemini, Carfagna. Mara è veramente brava e in televisione è imbattibile. Abbiamo riscontri molto positivi sulle sue presenze".

Renzi? Un'anomalia nel Pd e la conferma è "....che non l'hanno candidato, nonostante avrebbe portato il partito alla vittoria. Sta bombardando il governo, consapevole che se dovesse far bene, il leader naturale del centrosinistra diverrebbe definitivamente Enrico Letta".

Respinge al mittente le provocazione sul taglio drastico degli stipendi dei politici e dei rimborsi ai partiti: "Se diminuiamo pesantemente le indennità e cancelliamo il finanziamento pubblico chi potrà permettersi di candidarsi? E senza contributi se si rimettono anche le preferenze, come auspico, rischiamo una crisi ben più profonda di tangentopoli. Perché se uno ti dà i soldi per la campagna elettorale qualcosa in cambio poi te lo chiede". E sottolinea: "Il bilancio della Camera oscilla tra i 900 milioni e il miliardo e 800 vengono spesi per il personale e il costo dei servizi. Va bene riformare e risparmiare, ma ci vuole misura". Come sul futuro delle Province: all'Umbria - secondo lui non ne serve nemmeno una, ma ci sono territori più ampi e popolosi dove sono indispensabili, ad esempio la Lombardia: "Spero che su questo tema prevalga la serietà". Finalmente si arriva all'Umbria. Tre temi caldissimi: Ast, aeroporto e università. Sulle acciaierie il governo "... opportunamente sensibilizzato da parlamentari, sindacati e istituzioni, ha intrapreso la strada giusta, quella delle pressioni sulla commissione europea affinché abbia a cuore un pezzo del patrimonio industriale italiano e non solo gli interessi finnico-tedeschi". Capitolo aeroporto. "Non si possono investire 50 milioni su un’infrastruttura e poi non farla funzionare. Non è un episodio da Striscia la Notizia, ma da Scherzi a parte. Il governo non può fare a meno di riflettere da buon padre di famiglia. E' l'unica struttura di una regione a fortissima vocazione turistica. Certo, è importante che venga usata soprattutto per portare visitatori e vacanzieri. Dobbiamo lavorare tutti affinché non vengano vanificati gli investimenti, altrimenti rischiamo di fare come con il Minimetrò: idea bellissima, ma continuando di questo passo rischia la chiusura". Infine le tante spine di un Ateneo sempre più sfiorito: "Rispetto l'autonomia dell'Università. Detto questo non posso esimermi da un giudizio negativo sull'esclusione delle liste studentesche. Non si può impedire di partecipare alle elezioni chi rappresenta il 70/80 per cento di coloro che vanno a votare.

L'Università ammetta i suoi errori, annulli la procedura elettorale e ne avvii una nuova, indicando altri termini per la presentazione delle liste e per il voto. La credibilità della nostra Università è penalizzata dalla diminuzione delle iscrizioni, un fatto grave perché siamo in presenza di una delle principali aziende regionali che muove un indotto notevole".

Sprint finale parlando del futuro della regione e del partito. Prima di tutto le amministrative del prossimo anno: "La crisi economica fa sì che le risorse siano poche e quindi il potere clientelare della sinistra si va esaurendo. Questo ci offre una grande opportunità che può trasformarsi in clamorose vittorie o tombe definitive. Esistono le possibilità per strappare i comuni alla sinistra. Ma per far ciò occorrono progetti di ampio respiro, coinvolgendo non solo altre forze politiche, ma anche quei settori sani e vitali delle città: chi non vota, chi è indignato, chi vuole cambiare partecipando. Occorrono grande competenza. analisi dei problemi e concretezza nel proporre soluzioni percorribili. Non basteranno candidati carini e ben vestiti per vincere. Ormai conosciamo i problemi dei territori, abbiamo aperto veri e propri dossier e stiamo studiando insieme a persone del luogo come affrontarli. A settembre inizieremo a presentare i programmi, poi verranno i candidati. Primarie? Solo se indispensabili per scegliere tra due personalità entrambe all'altezza. Sono uno strumento e non un obiettivo e non fanno parte del nostro dna".

La Regione? Presto per parlarne: “A Palazzo Cesaroni si vince solo se prima si ottengono successi nei Comuni". Glissa sulla possibile candidatura di Raffaele Nevi e ribadisce che qualsiasi progetto è inutile prima del voto della prossima primavera quando si contenderà anche Perugia. "Io in campo? Non ci penso, ma in molti me lo chiedono. Non posso: dovrei litigare con la mia famiglia e innescare una vera e propria guerra civile casa per casa per contendere i voti a Boccali. E batterlo. Comunque vincerà chi saprà interpretare meglio il cambiamento".

Chiusura col partito. E crollo di consensi? Dipende dai punti di vista: "Due mesi prima del voto eravamo al 10 per cento e abbiamo recuperato fino al 19. un punto sotto la media nazionale. Se crollo c'è stato, il fenomeno non è umbro. I parlamentari persi? Sarebbero bastati I2mila voti in più per strapparne uno a Monti e uno a Grillo". E la democrazia interna? "I congressi provinciali li abbiamo fatti di recente. Ogni tanto qualche momento di confronto serve, detto questo l'argomento non mi appassiona. La nostra classe dirigente umbra può essere definita media. Abbiamo zone in cui disponiamo di uomini di alto livello, come ad esempio ad Assisi-Bastia o nella Media Valle del Tevere, ed altre in cui siamo meno all'altezza. Spetta ai vertici regionali non fare danni dove i dirigenti sono bravi e supportare quelli che soffrono un pochino". « Indietro

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