30 marzo Ore 09:43

«Renzi? Un vero affabulatore Ma il bluff già si vede»

cec3635a-e2c5-411e-aba8-272e7671a858..jpg L’onorevole Laffranco (FI): «Siamo al terzo premier salito a Palazzo Chigi senza passare per le urne Forza Italia deve fare un’opposizione più forte»

Continua serie di interviste con i deputati e i senatori eletti in Umbria. Vengono realizzate a Montecitorio e a Palazzo Madama. Dopo Giampiero Giulietti (Pd), oggi tocca a Pietro Laffranco (FI).
di ANTONIO VENDITTI

ROMA - Era raggiante, Matteo Renzi, durante la conferenza stampa con Obama. Però, non deve dimenticare la realtà politica in cui agisce: gli elettori italiani non l’hanno affatto promosso perché non l’hanno potuto votare e il regalo ricevuto non è per una promozione. Lo deve soltanto al Presidente della Repubblica, che lo ha indicato quale capo del governo. Sull’attività di Renzi abbiamo ascoltato, a Montecitorio, l’onorevole Pietro Laffranco (Forza Italia).

Onorevole Laffranco, come giudica nel suo complesso la figura di Renzi ?
«È un ambizioso capace, un grande comunicatore, un affabulatore. Sa usare in maniera eccellente i mezzi di comunicazione che oggi la tecnologia ci offre, i social network in particolare. Ho la sensazione che quando si tratterà – e ormai siamo arrivati – di passare dalle parole ai fatti, avrà qualche difficoltà. Secondo me rappresenta un bluff che verrà scoperto dagli italiani».

E il piattino che ha cucinato a Letta?
«Renzi non si è caratterizzato per lealtà, anche perché fino a qualche giorno prima aveva detto che non sarebbe andato a Palazzo Chigi senza prima passare per il vaglio delle elezioni. Poi, improvvisamente, ha scoperto che era necessario per l’in - teresse dell’Italia che andasse immediatamente a Palazzo Chigi. Non verrà ricordato come un momento di lealtà e di etica politica ».

Renzi è stato incaricato dal Presidente della Repubblica quale premier senza essere in possesso di un rilevante curriculum politico...
«Credo che il difetto di origine sia quello che dicevo prima. Si può anche essere deficitari in ambito di curriculum politico, ma quando si passa al vaglio degli elettori quel curriculum si arricchisce alla grande. Anche Berlusconi nel ’94 non aveva un grande curriculum politico, ma ha avuto la maggioranza ed è diventato Presidente del consiglio. Renzi non ha esperienza parlamentare. E difatti si vede immediatamente quanto questa carenza sia importante. Nei giorni scorsi, in Senato, non ha capito per tempo a quale imboscata andava incontro sul disegno di legge sul riordino delle province. Ha rischiato, pur avendo una maggioranza di 169 voti, di essere impiombato da una pregiudiziale di costituzionalità che, a una verifica superficiale, pareva potesse essere facilmente respinta ».

Prima Monti, poi Letta, poi Renzi. È la terza volta consecutiva che salgono a Palazzo Chigi personaggi che non sono passati attraverso il voto popolare. Non le pare che ci troviamo in una democrazia handicappata?
«Credo che gli italiani si siano resi conto che, purtroppo, il Presidente della Repubblica non ha svolto in questi anni un ruolo del tutto imparziale. Chi ritiene che la sovranità appartenga davvero ai cittadini – l’ar - ticolo più importante della nostra Costituzione –, non può non interrogarsi. Napolitano ha ritenuto di agire seguendo un percorso di interesse da parte dei poteri forti, da parte dell’Europa, da parte di alcuni poteri finanziari. Dapprima, attraverso una strada che comincia a delinearsi come una sorta di congiura di stampo internazionale, ha costretto Berlusconi alle dimissioni e ha nominato Monti. Poi il risultato elettorale e gli errori clamorosi di Bersani hanno in qualche modo indotto alla vicenda di Letta, quella in cui forse c’è meno responsabilità di Napolitano: il risultato elettorale è stato quello e tutti i partiti hanno avuto paura di tornare alle elezioni e di consegnare quindi l’Italia a Grillo. Ma adesso la vicenda di Renzi è assolutamente clamorosa. Non solo perché Renzi smentisce se stesso, ma perché non esiste che per tre volte ci sia un Presidente del consiglio individuato senza la volontà popolare ».

L’opposizione di Forza Italia sembra essere del tipo “così è se vi pare”...
«Sono d’accordo. Io sono tra quelli, dentro Forza Italia, che ritiene che dovremmo caratterizzarci per un’opposizione forte e decisa. Mi pare anche un po’ stucchevole l’opposizione responsabile. Che significa? Se arriva un provvedimento giusto è chiaro lo votiamo. Ma questo non può essere un alibi per non marcare le nostre differenze ».

Renzi a Bruxelles non è riuscito a concludere risultati evidenti, forse perché non è in possesso dei requisiti necessari per essere un leader di Governo. Qual è il suo giudizio ?
«Il problema vero è quello del rapporto Italia-Europa. Chiunque governi, o capisce che l’interesse nazionale va tutelato o non è nelle condizioni di restituire all’Italia il prestigio e la prosperità che gli italiani meritano. Quindi Renzi che mette in discussione alcuni ordini dell’Euro - pa quando sta in Italia, ma va a Bruxelles e si piega ai diktat della Merkel, francamente non mi rappresenta una novità: è esattamente come Monti e come Letta ».

Renzi ha dichiarato a Bruxelles che la posizione italiana in ambito europeo resta la stessa dei Governi precedenti. Che fine hanno fatto le sue sfide?
«Ecco perché dicevo che Renzi rischia di essere un grande bluff. Perché passare dalle parole ai fatti è difficile. Aveva detto che avrebbe tutelato l’Italia in Europa. Dire che è in continuità con i governi Letta e Monti significa dire che non c’è alcuna intenzione di alzare davvero la voce per rivedere una serie di questioni che ci stanno distruggendo l’economia ».

A parte i soliti buoni propositi, c’è da chiedersi cosa sia cambiato in ambito europeo rispetto al governo Letta.
«Appunto, per ora purtroppo nulla. Questa cosa è ancora più grave perché siamo nella imminenza delle elezioni europee. E allora rischia di favorire quei movimenti di sola protesta, che però utilizzano delle argomentazioni serie. Dire no all’euro non è serio, ma dire che oggi la Bce non sta facendo quello che serve per il rilancio dell’economia dei singoli Paesi è dire una cosa giusta. Affermare che il vincolo del 3% nel rapporto deficit/pil disintegra le economie più importanti, riaffermare che l’abbattimento del debito nelle forme previste dal fiscal compact impedirà di fatto qualsiasi investimento nei prossimi anni anche in Italia, significa dire delle cose giuste. Se dobbiamo rimanere in Europa, l’Europa deve cambiare ».

Quindi Letta non sbagliava. Renzi è stato spinto dalla voracità di impossessarsi del suo posto?
«Il primo aggettivo qualificativo che ho usato per Renzi è ambizioso. Si sbaglierebbe chi si fidasse troppo di Renzi, anche nel centrodestra».

Si sta allargando sempre più il fronte del “no euro” e del ritorno alla lira. Il suo parere?
«Spero che sia l’extrema ratio. Oggi uscire dall’euro credo creerebbe maggiori problemi di quelli che potrebbe risolvere. Però la politica monetaria deve cambiare. L’immo - bilismo ci distrugge. Credo che non si debba uscire dall’euro perché è stata comunque una conquista, pur con tutti gli svantaggi derivati. O l’Italia diventa protagonista del cambiamento dell’Europa, o saremo costretti a questa opzione ».

In Forza Italia si discute troppo animatamente delle candidature per le elezioni europee, ma non dell’eventuale sostituto di Berlusconi. E’ un procedere da incoscienti?
«Un partito che discute è un partito vivo. Il nostro è un partito carismatico, c’è stata sempre la tendenza a discutere fuori dagli organi di partito. Il centrodestra non può non sapere che nel giro di qualche anno dovrà trovare un nuovo leader. La discussione sulle liste è, però, seria. Proprio nel momento in cui viene a mancare dalla lista Berlusconi, leader carismatico, immagino che le liste debbano essere composte da coloro che sono in grado di portare il maggior numero di consensi, nel momento in cui ci si ritiene penalizzati dall’assenza di Berlusconi. Non mi stupiscono le discussioni. Penso che siano utili se non provocano danni all’esterno. E’ ovvio che in prospettiva un ragionamento sul futuro del centrodestra si debba fare. Sarebbe miope interrompere la storia del centrodestra che sta durando da 30 anni ».

Si parla tanto di abolizione delle Province, ma non delle Comunità montane che non hanno affatto più motivo di esistere. Perché?
«Perché in Italia ci sono le mode. Ora è il momento dell’abolizione delle province. Dirò una cosa un po’ controcorrente. Io per l’esperienza che mi sono fatto in questi 40 anni di regionalismo, penso che invece l’Italia dovrebbe essere un po’meno federalista. Io vedrei bene l’aboli - zione delle regioni. Lascerei le province come organi di collegamento con il Governo nazionale e lascerei ai Comuni la funzione straordinaria di essere gli enti più vicini ai cittadini, anche perché quando si parla di sprechi bisognerebbe essere seri ».

L’Unione europea «Renzi aveva detto che avrebbe tutelato l’Italia in Europa, ma a Bruxelles ha chiarito che il suo Governo è in continuità con quelli di Monti e Letta»
Il Quirinale «Credo che gli italiani si siano resi conto che, in questi anni, il Presidente Napolitano non ha svolto un ruolo del tutto imparziale»

« Indietro

Condividi l'articolo

Facebook share Twitter share
Cerca nel sito...

Focus on...

You need Flash player 8+ and JavaScript enabled to view this video.
» Guarda il video

Eventi

25/10/2013

Legge elettorale e riforma della Costituzione - Orvieto 28 ottobre ore 18.30

ApertaMenteOrvieto Associazione Culturaleorganizza un incontro pubblico sul tema"Legge elettorale e riforma della Costituzione"lunedì 28 ottobre 2013 ore 18.30presso...
Leggi tutto »

Gallery

Iscriviti alla Newsletter



Seguici su twitter Guardaci su youtube